Boyan Slat e la “Ocean Cleanup”: il sogno ecologista diventato realtà

3 marzo 2017

Nel 2012 aveva solo 17 anni e stupì il mondo con la sua idea geniale di pulizia degli oceani. Oggi Boyan Slat di anni ne ha 22, la forza di volontà è ancora più forte e si dice molto soddisfatto dei risultati raggiunti.
Ne ha fatti di passi il ragazzo prodigio, creando la sua azienda (che prende il nome dal suo progetto) “The Ocean Cleanup”. Di cosa si occupa? Di installare negli oceani delle immense barriere in grado di filtrare la sporcizia e raccoglierla all’interno di grandi contenitori, il cui fine sarà quello di creare energia rinnovabile per il pianeta: a quanto pare le idee rivoluzionarie non vengono solo dagli scienziati!

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Chi è Boyan Slat?

22 anni, olandese, studente di ingegneria aerospaziale, inventore e non ultimo imprenditore, fondatore e CEO di “The Ocean Cleanup”, l’azienda che sviluppa tecnologie avanzate per ripulire gli oceani dalla plastica. E’ stato riconosciuto come uno dei 20 più promettenti giovani imprenditori in tutto il mondo ed è il più giovane beneficiario del più alto riconoscimento ambientale delle Nazioni Unite. Ma facciamo un passo indietro e vediamo com’è nata l’idea geniale.

Com’è nato il progetto?

“Tutto nacque nel 2011, quando durante alcune immersioni in Grecia sono rimasto sconcertato dal fatto che in acqua ci fosse più plastica che pesci e così ho deciso di voler fare qualcosa di concreto per rivoluzionare il metodo, ormai obsoleto e poco efficiente, di pulizia degli oceani”.
“Gli oceani”, continua Boyan, “sono colmi di oggetti di plastica, scartati e buttati dagli essere umani. Solo nel Pacifico, si parla di parla di 150 milioni di tonnellate di rifiuti che in alcune zone superano addirittura la concentrazione di plancton, tanto che questa zona viene ormai chiamata “Great Pacific Garbage Patch”, una enorme isola di immondizia. Fino ad ora, l’unico consiglio degli esperti è stato quello di consumare meno plastica per non peggiorare la situazione. Ma per me, amante del mare e rispettoso della natura, era sconcertante pensare che non si potesse fare nulla, se non limitare il consumo e così ho immaginato un sistema che sfruttasse le correnti dell’oceano per concentrare la plastica in un unico luogo, riducendo così a pochi anni, il tempo di pulizia delle acque.”
Arrivò così l’occasione giusta per parlarne al grande pubblico , dove presentò la sua idea in una conferenza al “TEDx di Delft”; il video del suo discorso ebbe subito un grandissimo successo, suscitando l’entusiasmo di circa 100 volontari tra scienziati e ingegneri, che tramite un crowdfunding hanno permesso a Slat di ricevere ingenti somme di denaro.
Nacque così nel 2013 il progetto “Ocean Cleanup” per proteggere l’habitat marino. Senza la barriera di The Ocean Cleanup e dunque soltanto con l’aiuto delle correnti naturali, gli umani ci metterebbero circa 79mila anni a ripulire le acque dalla plastica, un tempo infinito.

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“The Ocean Cleanup”: su che idea si basa?

I metodi convenzionali per ripulire i mari prevedono l’uso di navi che trascinano reti da pesca, questa operazione richiede tantissimo tempo e un enorme dispendio di capitali.
Boyan Slat ha semplicemente posto il problema in maniera diversa, domandandosi: “Perché dovremmo essere noi a muoverci tra i mari, se sono loro a muoversi verso di noi?” In sostanza il sistema prevede delle barriere fluttuanti che catturano passivamente i rifiuti mentre l’acqua ci passa attraverso.

Come l’hai messa in pratica e dove hai trovato i finanziamenti?

“Quando ho pensato a tutto questo nel 2012, dovevo capire prima se l’idea poteva funzionare. Abbiamo lanciato una grossa spedizione per testare con mano quanta plastica ci fosse negli oceani e abbiamo scoperto che c’era molta più plastica di quanto si potesse immaginare, circa 10 tonnellate in più. Poi dovevamo testare le nostre idee sul serio e nel 2013 ho fondato a questo scopo “The Ocean Cleanup”, con la quale ho ottenuto grazie al crowdfunding il denaro necessario (1 milione e mezzo di euro) per costruire il primo prototipo di barriera sottomarina. Abbiamo adagiato per un anno una struttura lunga circa 100 metri, cinque metri sopra e cinque metri sotto il mare.”

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L’obiettivo è testare finalmente su larga scala la sua invenzione, che consiste in un sistema galleggiante, una sorta di “spazzino dei mari” in grado di convogliare i rifiuti sfruttando le correnti, senza però danneggiare l’ecosistema e con un costo 33 volte inferiore rispetto ai meccanismi tradizionali di pulizia.
Il progetto è stato inaugurato nel 2016 nelle acque vicino al Giappone. L’obiettivo era quello di ripescare almeno metà della plastica che si trovava nel Great Pacific Garbage Patch, la cosiddetta discarica del Pacifico (l’area è grande circa due volte la superficie del Texas).
“Invece di rincorrere la plastica usando reti e navi che richiederebbero un tempo infinito, abbiamo sviluppato questo sistema: la plastica si muove verso il centro e dunque la concentrazione aumenta di 100 mila volte”

The Ocean Cleanup ha calcolato che se nessuno intervenisse, entro il 2050 gli oceani conterrebbero più plastica che pesci. Un’apocalisse ambientalista che Boyan vuole assolutamente evitare, e con lui gli imprenditori che lo stanno aiutando a materializzare il suo sogno ecologista.