Viaggiare da soli: chi lo fa e perchè

15 dicembre 2016

Paulo Coelho diceva “viaggiare non è una questione di soldi, bensì di coraggio”. Ebbene sì perchè ci vuole davvero coraggio da vendere per imballare la propria vita in uno zaino, salutare amici e familiari e partire in completa solitudine, con un unico compagno di viaggio: te stesso.
Che sia un viaggio in un paese lontano per scoprirne la cultura, in barca a vela per conoscere un nuovo modo di viaggiare o in una metropoli urbana per respirare trend e stili di vita diversi dai propri, l’importante è seguire sempre il proprio istinto e lasciarsi trasportare dal viaggio stesso.

Solo traveller: un nuovo modo di vivere il viaggio

Prendono il nome di “solo traveller” le persone che amano viaggiare da sole in giro per il mondo; sono per la maggioranza donne (58,3 %), hanno coraggio da vendere o semplicemente curiosità per la vita. Mosse dalla voglia di esplorare, mescolarsi e condividere, non ci pensano due volte a lasciare a casa mariti e compagni, in cerca di quel senso di libertà, che solo un vero viaggio in completa solitudine sa regalare.
Nel mondo del turismo, dati alla mano, sta crescendo a dismisura l’esercito dei solo travellers, persone che desiderano così tanto fare un’esperienza del genere, che sono disposte a farlo anche da sole.
Non importa che tipologia di viaggio scelgano, che sia un viaggio di lavoro, un seminario di travel coaching o una vacanza all inclusive in completo relax, i “solo traveller” non si fermano davanti a nulla e soprattutto non hanno paura di realizzare i propri sogni.
Secondo le ricerche, questa fetta di mercato prettamente femminile preferisce solitamente viaggi esotici, culturali e a contatto con la natura. Non viaggia in solitaria solamente chi è solo, ma paradossalmente è proprio che è legato sentimentalmente a qualcuno ad essere più predisposto ad allontanarsi dagli affetti stabili per ricollegarsi con il proprio io.

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Cosa significa viaggiare da solo: la vita inizia alla fine della tua “comfort zone”

Non si sa cosa spinga a riempire uno zaino, prendere la guida della lonely planet, mettersi in tasca pochi soldi e partire; ogni persona ha una motivazione diversa: una domanda interna che cerca risposta attraverso il viaggio, a volte si vuole solo respirare profumo di libertà e indipendenza o ci si vuole mettere alla prova. In altre circostanze si intraprende un viaggio per superare momenti difficili o semplicemente riprendere in mano la propria vita.
Il viaggio dei “solo travellers” talvolta si trasforma quindi in un vero e proprio percorso di crescita personale attraverso il quale si ritrova coraggio e fiducia in se stessi. Viaggiare da soli rende saggi, perché favorisce la scoperta degli altri e in primis di noi stessi, in un modo quasi introspettivo.
I momenti difficili del viaggio (superare la paura, la solitudine e gli imprevisti) sono i momenti più salienti dell’esperienza stessa e diventano strumenti di vita, che arricchiscono il proprio bagaglio culturale e umano.

I solo traveller hanno dalla loro anche la scienza: secondo alcuni studi, viaggiare da soli aiuta l’autostima e libera la mente, stimola la tolleranza verso gli altri e rende il pensiero più flessibile.
Chi viaggia da solo lo sa bene: esplorare nuovi posti in solitaria è il modo migliore per conoscere un luogo, le sue tradizioni e la sua gente. Gli esseri umani però sono animali sociali e hanno bisogno della presenza altrui per sopravvivere, ma nella ricerca spasmodica della compagnia non si riesce a riconoscere i vantaggi della solitudine (intesa come tempo in cui riflettere su se stessi). Ci sono infatti momenti, in cui, per la salute mentale, è di vitale importanza la riflessione e la meditazione, due tecniche che contribuiscono a ridurre lo stress.

I solo travellers in barca a vela: soli ma non da soli.

Uno dei viaggi più emozionanti e liberatori è in assoluto quello in barca a vela. Non esistono programmi da seguire e ritmi da tenere; il proprio calendario è dettato dal momento e il salto da turista a viaggiatore è immediato. Stregati da quel modo di viaggiare si entra in sintonia con il posto in cui ci si trova: gli odori, i colori, i sorrisi del popolo che si incontrano per la prima volta restano indelebili più di qualsiasi altro souvenir.

Mentre davanti agli occhi scorre solo il mare, lentamente ci si scopre. Scoprire se stessi significa accettare i punti di forza, ma soprattutto i punti più deboli e si giunge alla consapevolezza che noi stessi siamo gli unici compagni di viaggio (e di vita) che abbiamo. Tutto ciò senza dimenticare uno dei vantaggi più belli del viaggio in solitaria:la possibilità di incontrare persone nuove e interessanti che non si sarebbero probabilmente incontrate restando a casa. Ci si ritrova così a condividere uno spazio limitato su una barca a vela con individui che fino a poco tempo fa non si conoscevano, si diventa più tolleranti, meno timidi e più predisposti alla socializzazione.

Non è detto poi che un compagno di viaggio non possa diventare l’amore della vita o una solida amicizia: non capita tutti i giorni ma non è neanche così impossibile!
Viaggiare da soli (ma in compagnia) è un’esperienza assolutamente da provare: oltre che condividere un’esperienza intensa, si potrà godere di tramonti da togliere il fiato, immersioni con i pesci, notti di luna piena in rada e incontri che ti riscalderanno il cuore anche nei periodi più difficili della propria vita.

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Ci si accorgerà così che, il contatto umano sarà servito a scoprire un nuovo lato di sè, trasformando e sfaccettando aspetti con i quali non si era mai riusciti a fare veramente i conti.
Bisogna mollare gli ormeggi, perché se si è pronti a correre il rischio, la vita, oltre la propria linea di sicurezza, è davvero stupenda.

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