Essere donna, essere skipper: 3 storie di passione e salsedine tra i capelli.

8 marzo 2016

In occasione della Festa della Donna vogliamo regalarvi tre impressioni, tre punti di vista, tre storie di donne skipper…e vi assicuriamo che se vi capitasse di incontrare Chiara, Elena e Silvia in città, magari un sabato sera, fareste fatica ad immaginare quanta salsedine hanno avuto tra i capelli, quante miglia hanno percorso e quante scotte hanno cazzato!

Chiara

“Ho preso la patente nautica soltanto per curiosità, per approfondire gli argomenti che hanno sempre fatto parte della mia vita dato che mio papà mi ha portata in barca la prima volta quando avevo pochi mesi!
Mentre studiavo il carteggio pensavo “Faccio l’esame, ma anche se prenderò la patente non farò mai la skipper… troppe responsabilità!” Era il 2008 e non avevo idea di cosa avesse in serbo per me il destino!
Ben presto, già quella stessa estate, mi sono ritrovata a skipperare una barca in Grecia alle Cicladi alle prese con il Meltemi… e da quella vacanza non ho più smesso!!!

Ho scoperto che anche io riuscivo a fare le manovre in porto e che l’equipaggio mi dava ascolto e fiducia, che potevo ricucire le vele meglio di tutti e che potevo cambiare una girante…magari con un po’ più di fatica rispetto ai miei colleghi uomini, ma solo perchè io giocavo con le Barbie non con il Meccano!
Ho scoperto che stare sveglia di notte a controllare l’àncora rendeva solo più reale il mio amore per la barca e sgottare l’acqua di sentina faceva parte di una dimensione, la vela, a me già familiare!

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Certo, essere skipper donna, non è sempre una passeggiata…spesso fa sorgere reazioni bizzare, ad esempio negli uomini dei miei equipaggi ho notato spesso della soggezione e fatico tutt’ora a dosare la femminilità con la rudezza talvolta necessaria per ricoprire questo ruolo. Non è facile essere quella persona forte, anche fisicamente, che possa farsi accettare dagli uomini dell’equipaggio. Poi ci sono gli addetti ai lavori… ormeggiatori, meccanici, benzinai… e con loro non c’è speranza! Anche se sei al timone e impartisci ordini la prima cosa che ti chiederanno immancabilmente è…”dov’è lo skipper?”!”

Elena

“Noi donne skipper siamo una categoria quasi più unica che rara e spesso mi chiedo il perchè. Forse perchè la vela è un mondo molto maschile, in cui ancora non si è abituati a vedere una donna dare ordini, ma in fondo basta solo trasmettere sicurezza e conquistare la fiducia del proprio equipaggio.
Non mi scorderò mai la prima barca che ho affittato in Croazia, l’addetto del charter arrivò in banchina e chiese “chi è lo skipper?” e quando mi vide alzare la mano mi disse “si ok, il vero skipper, non la fidanzata”. Ci rimasi malissimo!

A parte questa scena, il cui ricordo ora mi fa sorridere, essere skipper mi ha dato grandissime soddisfazioni, e credo mi abbia arricchito tantissimo, mi ha dato più fiducia in me stessa e mi ha aiutato a capire quali sono i miei limiti.

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E poi, il senso di indipendenza che dà il portare una barca a vela in autonomia, essere tu a decidere la rotta, svegliarti all’alba e salpare mentre tutti dormono, issare le vele appena fuori dal porto, trasmettere ad altri la tua passione…sono emozioni che solo da skipper puoi provare. E forse in una donna sono anche amplificate.”

Silvia

“Nelle miglia che ho percorso ho capito due verità: la prima è che esistono due filosofie, andare in barca e andare in barca essendo lo skipper; la seconda è che, tra i mondi dove si sente ancora tanto la differenza di genere, la vela, purtroppo (o per fortuna?) impera.

Essere la skipper riempie l’esperienza dell’uscita in barca, di emozioni ancora più numerose, non ci si ferma solo al vento sul viso, la barca inclinata, il timone che forza per la pressione dell’acqua, i tramonti, la compagnia, le feste…si aggiunge tutta una componente di coscienza di ciò che ti sta succedendo intorno, di ciò che puoi controllare e quello che non puoi controllare (ma che devi gestire!).

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Riuscire a creare la giusta armonia tra te, l’equipaggio, le vele, lo scafo, il vento e il mare: questo è il motivo per cui mi piace essere una skipper, perché quando ci si riesce, quando io ci riesco, è una sensazione difficile da descrivere a parole. Capisci che hai vinto quella piccola sfida personale, ma, specialmente, vedi le persone intorno che scoprono, come fosse la prima volta, un nuovo mondo e l’effetto della felicità degli altri si riflette anche su di te!

Poi succede che arrivi in porto e gli ormeggiatori cercano l’uomo a bordo per dare indicazioni, il benzinaio controlla due volte che tu metta il diesel nel serbatoio corretto e tante altre piccole cose che potrebbero far arrabbiare, ma che, alla fine, ti rendi conto essere piccolezze. Piccolezze spazzate via da quel rattoppo fatto sulla vela, dal sale nei capelli e dal tue equipaggio che, alla fine della giornata, dopo una veleggiata memorabile, ascolta te e non un uomo con il doppio degli anni, sicuro sulla sua banchina e con pochissime miglia sotto il suo scafo!…ultimo ma non meno importante, spesso e volentieri essere la skipper mi esenta dal dover cucinare… meglio per me e per tutti i presenti in barca!!”

Curioso di sapere qualcosa di più su di loro? Guarda il profilo di Chiara, Elena e Silvia!