In barca a vela in Nuova Zelanda, Fiji e Nuova Caledonia

10 febbraio 2016

Una storia che merita la prima persona. Una storia di sogni, speranze e…ingranaggi. Una storia che vi riportiamo così, come ci è stata raccontata da Tonino, armatore che ha sconvolto la sua vita: ora naviga, conosce nuove persone ogni giorno e vive la sua passione al 100%.

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Ho sempre avuto una strana, forte, attrazione per le barche e per il mare, ma soprattutto per le barche. Da piccolo ho vissuto a Monfalcone, ricordo ancora le grandi navi attraccate alla banchina dei cantieri navali e il suono delle sirene da nebbia. All’età di 8-10 anni, andavo in vacanza con i miei a Caorle, ricordo i pescherecci in porto, con la timoneria dentro le piccole cabine, mi immaginavo lì, sotto la pioggia e la burrasca, dentro un piccolo posto sicuro. Intorno a 18 anni passavo almeno un mese all’anno al mare con i miei genitori, andavamo a Lignano in una villetta affittata a Pineta, le ferie di mio padre erano molto lunghe e le passavamo tutte lì. Che noia…ma le barche e il mare mi attiravano ancora, così, decisi di fare un corso di vela sulle derive che un ragazzo affittava sulla spiaggia: ricordo che lavorava in una ferramenta e nel tempo libero insegnava ad andare in barca a vela. Lo stesso anno acquistai una deriva che restaurai nel prato dietro la casa di campagna della mia famiglia, assieme a mio fratello Claudio e a Sandra, la mia “morosa” dei tempi, che è poi diventata mia moglie. Seguirono un 470, un Laser, una Alpha S…abbiamo navigato davvero tanto, io, Sandra e mio fratello, con quelle barchette.

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A fine anni ‘80 io e Sandra acquistammo un vecchio Ecume de Mer, il nostro primo cabinato. Oltre un anno di lavoro etutto il mio tempo libero: a fine lavori, un amico camionista la trasportò a Caorle con partenza all’alba, per evitare sanzioni, visto che eravamo abbondantemente fuori sagoma! Noi lo seguimmo in macchina e ricordo che facevamo fatica a stargli dietro tanto correva…lo perdemmo di vista, ma le foglie e i rami sparsi sullo “stradone” di Caorle, indicavano inequivocabilmente che era passato di li. Con l’Ecume de Mer navigai molto con Sandra, tutte le ferie, dal primo all’ultimo giorno, niente strumenti, niente gps, niente avvolgifiocco. Ho sempre pensato che per me la vela e la navigazione dovevano essere molto di più che un passatempo, volevo diventare un professionista e per questo nel ’89 iniziai a fare scuola di vela. Facevo coppia con Paolo, un grande amico che aveva un Aloa 23: assieme fondammo un’associazione nautica e le nostre barche erano sempre piene di allievi. Nel ’90 vendemmo le nostre barche per acquistare in società un 38 piedi, un Seafarer di Philip Rods, barca americana importata da un nostro amico una ventina di anni prima.

 

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Conoscevamo bene quella barca, il proprietario si chiamava Fiore ma aveva affidato la barca a Giulio, un artista di professione (pittore e scultore) e grande velista, è sempre stato il nostro “Guru” maestro di vita e di vela. La barca aveva avuto dei problemi al motore ed era stata praticamente abbandonata. Giulio aveva altri impegni, così Fiore mise in vendita il Seafarer 38 per poco e noi ne approfittammo subito. Assieme ad alcuni allievi, organizzammo una spedizione per andare a prende il Seafarer 38 a Pola: vista l’avaria al motore era necessario premunirsi per ogni emergenza. Il tempo era pessimo..con il senno di adesso sicuramente non lo rifarei! Io e Paolo salpammo…non avevamo neanche la radio e il cellulare, mica esistevano! Arrivammo a vela fino alle bricole della darsena Capan dentro il fiume Ausa…mi sento di dire che è stata davvero, per noi, una grande impresa. La barca aveva bisogno di grossi restauri, passammo due inverni a lavorare in cantiere tutti i week end…faceva davvero freddo e a volte nevicava…pranzavamo con le polpette riscaldate dalla stufetta elettrica. Poi, finalmente, il varo, il “DYNAMIC II”, bellissimo, impeccabile. Anche l’Ufficiale della Capitaneria di Porto Nogaro, che venne a bordo per le dotazioni di sicurezza, ci fece i complimenti. Organizzammo una grande festa con allievi, soci, amici e la darsena era piena di gente quel giorno.

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Navigavo molto, con gli allievi e spesso con Sandra, in Dalmazia e anche in Grecia. Ad agosto nacque Marina, nostra figlia. D’estate riuscivo a conciliare crociera e scuola di vela, spesso Sandra e Marina erano a bordo. Marina aveva 3 anni quando la portammo con noi in Grecia. In quel periodo io e Sandra eravamo un po’ preoccupati per lei, perche non riuscivamo a farle mollare il ciuccio, che aveva perennemente in bocca, problema frequente con i bimbi piccoli. Nel Canale d’Otranto, a metà traversata Marina lo prese e lo gettò spontaneamente in mare. Che momento…rimanemmo davvero basiti. Avevamo quello di riserva ma ci guardammo bene dal farglielo vedere…da quel giorno fine del problema! Passò altro tempo, seguirono altre barche, sempre da riparare e restaurare…lavoro, lavoro, lavoro e scuola di vela. Non facevo quasi mai le vacanze, tutto il tempo disponibile era dedicato alla la scuola e per portare gli allievi: mantenere le barche costava ed era anche l’unico modo per far quadrare i conti economicamente.

Paolo ebbe l’onestà di ritirarsi quando si rese conto che una vita così, per lui, non andava bene, non aveva l’intenzione di dedicarsi alla vela in modo totale e ci salutammo da buoni amici. Purtroppo così non fecero altri: storie di ordinario egoismo e sopraffazione di chi è senza alcun scrupolo e vede solo il profitto economico. Ho passato qualche anno davvero buio, non ero preparato a combattere in altri fronti che non fossero il mare. Questo ha reso difficile anche il rapporto con Sandra…le nostre strade cominciarono a divergere prima che ce ne rendessimo conto…quando ci siamo visti lontani era oramai troppo tardi. Nostra figlia Marina, marinaia fin dall’età di 3 anni, credo abbia capito con serenità…o almeno vivo con questa speranza. Nel 2002 lasciai il lavoro da dipendente, l’azienda andava male e vollero ridurre il personale, fui messo in mobilità e decisi di mettermi in proprio, per dedicarmi a tempo pieno alle barche e al lavoro di cantiere.

Il mio era un lavoro tecnico nel settore elettronico e avevo accumulato una lunga esperienza nel restauro e nella manutenzione di barche, così pensai di mettere a frutto tutto ciò per farne il mio nuovo mestiere. Tutto andò abbastanza bene, fino a quando la crisi economica che colpì l’Italia: come ogni bravo artigiano, lavoravo per pagare tasse e i soldi non bastavano mai, l’umore era sempre a livelli pessimi, una vita poco piacevole per me e per chi mi stava intorno. Non c’era via d’uscita…il sistema ti fa diventare un ingranaggio tra gli ingranaggi e non puoi muoverti da li senza far male a te e agli ingranaggi che ti stanno intorno.

Continuavo con i corsi di vela, le patenti e tutti i lavoretti che mi capitavano a tiro. Durante uno dei miei corsi conobbi Lilly, una persona speciale che condivideva le mie idee e i miei bisogni e io condividevo i suoi…Lilly è piena di entusiasmo e di energie, con lei riuscivo ancora a sognare e a trovare la forza per progettare “il sogno”.

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Lilly è una persona come poche, capace di decidere, fare e arrivare alla meta comunque. Assieme decidemmo di uscire dagli ingranaggi, di mollare tutto e andare per mare, lontano. Come potrete immaginare il sogno di un grande viaggio in barca a vela era nella mia testa da molto tempo, ma non ho mai pensato seriamente che avrei potuto realizzarlo. E’ stato quello il momento in cui ho realizzato che potevo farcela anche se tutto intorno a me remava contro: la totale mancanza di denaro, la mia situazione complicata…ma adesso avevo una marcia in più, Lilly.

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Credo che quando desideri veramente qualcosa il destino o non so chi, ti possa venire in aiuto. Sono state tante le coincidenze favorevoli che ci hanno permesso di partire nonostante, al principio, sembrasse impossibile. In un momento di crisi del mercato nautico, riuscii a vendere l’ultima barca e devo dire che anche Sandra, nonostante tutto, mi diede una mano in questo. Passavo spesso davanti ad un cantiere nautico e osservavo un magnifico scafo semi abbandonato, un 55 piedi in alluminio…era il MAGIC, la barca giusta per quel viaggio.

Un giorno andai con Lilly a chiedere informazioni al capo Cantiere, giusto per sognare: “no,” ci disse, “lo scafo non è in vendita perchè è stato appena acquistato”. Fine del sogno…ma, in realtà, non avevo ancora fatto i conti con il mio destino: per una serie di coincidenze riuscimmo a contattare il proprietario, Umberto: l’accordo con l’acquirente era appena saltato e lo scafo era ancora in vendita. Diventammo amici di Umberto, che riuscì a leggere nei nostri occhi l’amore che era nato tra noi e il MAGIC e il desiderio di farlo rivivere come si meritava. Lo comprò Lilly, per pochissimi Euro, davvero pochi…ci impegnammo nel restauro, io vivevo praticamente in cantiere: mi ero messo a disposizione per ogni loro esigenza tecnica, in cambio non pagavamo nulla per l’ormeggio.

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Oltre ai lavori di restauro ci dedicavamo allo studio delle rotte e della documentazione nautica, continuavamo a sognare davanti alle carte di mari dove, in cuor mio, non credevo avrei mai navigato davvero. Mari lontani, difficili, misteriosi.
Nella primavera del 2013 contattammo vecchi amici e concordammo di ospitare a bordo i soci di una scuola vela in loro gestione in modo da coprire parte delle spese del viaggio.

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Questa è la nostra storia…un passo dietro l’altro, eravamo entrati a far parte di un altro ingranaggio, questa volta quello giusto.

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Tonino e Lilly stanno per intraprendere un viaggio bellissimo, che comincia con una traversata oceanica, per poi proseguire alla scoperta della terra Australe con esperienze di una settimana tra Nuova Zelanda, Nuova Caledonia e Fiji. Scopri i loro viaggi, pubblicati su Sailsquare e sali a bordo con loro per un’esperienza davvero unica.

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