Lasciarmi conoscere è stata una grande avventura

31 maggio 2017

di Marilisa Dalla Massara, dal Blog Honolulu, arrivo!

Ho partecipato, assieme alla mia famiglia, al video promozionale di Sailsquare dedicato alle vacanze in barca a vela con i bambini.

All’inizio la vedevo come una splendida occasione per mettere di nuovo piede su una barca. Poi sono successe anche un sacco di altre cose.

Di me e del viaggio. Di come ogni volta so come parto, ma non so come torno.

Già dai preparativi avevo capito che non sarebbe stata una vera e propria vacanza. Avevo tra le mani la valigia più difficile che avessi mai preparato.

Sapevo che stavo infilando nel borsone molte più cose di quelle che mi servivano: il doppio delle magliette, il doppio dei vestiti, il doppio delle ansie che è concesso far salire a bordo di una barca.

Cercavo qualcosa che nell’armadio non c’era, forse un mantello dell’invisibilità, che mi facesse scomparire davanti all’obiettivo, o perlomeno mimetizzare con il panorama. Per un attimo ho anche pensato che quei 30 nodi di maestrale fossero il segnale che dovevo rinunciare e lasciare il posto a qualcuno che in video rendesse meglio.

Non so perché il giorno prima di partire, ho sempre quel momento in cui immagino che si starebbe meglio tutti a casa, sul divano. Un momento di pigrizia, o forse è solo paura.

Di quanto io abbia bisogno di essere scomoda, per capire. Di come cammino sul bordo per perdere l’equilibrio, almeno un po’.

Quel giorno poi è successo che ho messo piede sulla barca, ho aperto la borsa per riporre tutto nei gavoni, e quel pacchetto di inadeguatezza deve essere caduto a mare perché, anche cercando per quattro giorni, io quel groviglio li non l’ho più trovato.

Le onde mescolavano tutte le parti di me che mi sforzavo di tenere sotto controllo: famiglia, lavoro, amici, estranei, io. Tutto si confondeva, scivolava e – incredibile – funzionava.

Ero lì e non dovevo fingere, non dovevo sparire; io andavo bene. Potevo essere tutto assieme.Il bagaglio che mi ero portata non serviva, stavo bene senza. Senza scarpe, senza trucco, senza filtri, senza paura.

La barca e il mare stavano tirando fuori il meglio di me e mi facevano fare cose difficilissime, come essere orgogliosa di quello che sono, o che vorrei essere.

Lasciarmi conoscere è stata una grande avventura

Un’avventura con delle conseguenze inspiegabili. La più grande di tutte è realizzare che, alla peggio, non succede proprio niente.

Se invece sei fortunato e trovi della gente in gamba, va a finire che ci bevi un tè assieme sottocoperta. Ti raccontano del loro lavoro, di quanto ci credono, e il loro progetto diventa anche un po’ il tuo. Ridi in compagnia, di gusto, anche se ti stanno filmando mentre rischi di cadere in mare o ti va di traverso il prosecco. Fanno il tifo per te quando ti tuffi nell’acqua ghiacciata, girano delle immagini in cui ti riconosci davvero e, per magia, trovano la tua prossima colonna sonora preferita.

There’s a place I go to
Where no one knows me
It’s not lonely
It’s a necessary thing
It’s a place I made up
Find out what I’m made of