Pesca alla traina: l’arte di mangiare bio in catamarano

Alyzée

scritto da Alyzée • 27 novembre 2018

Come occupare il tempo a bordo durante una lunga traversata? Così

A bordo di un catamarano, in una delle esotiche vacanze di Sailsquare, io e il mio equipaggio ci apprestiamo a dirigerci verso un paradisiaco arcipelago di isole tropicali dalla sabbia bianca: le isole Seychelles.

Dovremo essere pazienti, però, visto che per raggiungere il primo lembo di terra ci vorranno circa 4 o 5 ore di navigazione, a seconda della forza del vento e dello stato del mare.

Insomma, abbiamo bisogno di trovare qualcosa da fare per tenerci occupati, a bordo del catamarano: un po’ di abbronzatura sulle reti di prua, la lettura di un buon libro, del meritato relax, ma anche imparare le basi della navigazione a vela con l’aiuto dello skipper oppure giocare a carte…
io, però, sono colta da un fortissimo desiderio di pescare!

A questa velocità, con le attuali condizioni di vento e di mare, la situazione è perfetta per un po’ di pesca alla traina. Interrompo lo skipper dal suo ruolo di attento capitano del nostro catamarano e gli chiedo dove tenga nascoste le lenze.

Il grosso vantaggio di navigare alle isole Seychelles è che non sono frequentate da pescatori: spero che cattureremo qualcosa!

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Avanti tutta verso una partita di pesca!

Preparo la lenza: non c’è bisogno di esche particolari per la pesca alla traina, basta qualcosa di scintillante perché i suoi riflessi sottomarini catturino l’attenzione dei pesci predatori che nuotano in zona.

Ma diamo qualche spiegazione: questo tipo di pesca consiste nel trainare un’esca con il movimento della barca. Durante questa traversata, la nostra velocità oscilla tra i 3 e i 6 nodi, condizione perfetta per questa attività.

Hop, fissata la canna nel supporto appositamente previsto per questo scopo. Ho lasciato andare l’esca e lascio correre la bobina del mulinello, in pochi secondi la lenza arriva a 30 metri.
“Clac!”. Blocco il mulinello, regolo la frizione e con il dito sento la tensione della lenza.

Ora c’è solo da attendere che qualcosa abbocchi! La parola d’ordine con la pesca è “pazienza”. Per rompere la monotonia, tengo la canna da pesca alla traina in mano e le faccio fare piccoli movimenti, così che la velocità dell’esca non sia costante, rendendola più realistica per i pesci affamati.

Avanti tutta verso una partita di pesca alla traina!

Dopo circa 20 minuti, però, mi unisco al resto dell’equipaggio per una partita a UNO. All’improvviso sentiamo un suono dalla poppa: mi giro e mi accorgo che la canna da pesca è piegata e la lenza si sta allungando! Mi precipito sulla canna e inizio a recuperare, esaltata all’idea del mio bellissimo trofeo. Mi stanco in fretta però: il pesce tira molto e 30 metri di lenza sono parecchi! Ma non posso mollare.

Quando ormai mancano pochi metri, vediamo un’ombra alla fine della lenza: sembra essere una bella cattura! Continuo a tirare, lo skipper aspetta a poppa pronto a raccogliere il bottino, ma con nostra sorpresa quello che emerge dall’acqua non è un pesce…è un bel grappolo di alghe!

Che delusione, 10 minuti di battaglia per questo. L’equipaggio, divertito, prorompe in una grossa risata. Magari non sarà stato un bel pesce per cena, ma almeno abbiamo rianimato la vita a bordo. È stato comunque un bellissimo momento!

Ma non ci scoraggiamo: secondo tentativo di pesca alla traina.

Dopo aver liberato la lenza dalle alghe, sono pronta per un altro tentativo. In fondo abbiamo ancora due ore abbondanti di navigazione, quindi tanto vale provarci.

Positività, questa volta è quella giusta me lo sento!

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Appena 5 minuti dopo aver rilasciato la lenza in mare, la canna riprende a piegarsi selvaggiamente. Sento il ruggito della bobina che si tende, la vibrazione della canna che risuona nel mio polso. In lontananza mi sembra di vedere un pesce che salta. Mi sforzo al massimo per ritirarlo il più in fretta possibile, in uno stato tra l’eccitazione e l’ansia. Ho paura che il mio pesce si stacchi. Sono a corto di fiato e sento il braccio dolorante urlare, ma non posso fermarmi ora e rischiare di perdere la presa. Il mio skipper grida “vai Alyzée, ancora un po’ e ci sei!”, e anche il resto dell’equipaggio mi incoraggia, tutti eccitati dalla frenesia del momento.

Lo skipper è armato di fiocina, per arpionare il pesce e tirarlo a bordo. Il nostro pesce è esausto: ha perso tutte le sue energie nella lotta feroce degli ultimi 10 minuti.

Tutti a tavola!

È un bel pescione quello che abbiamo pescato: ad occhio, questo predatore pesa 7 chili, non male per questa tipologia di tonno. Abbastanza per sfamare tutto l’equipaggio. E che cosa lo dico a fare: è decisamente bio!

Personalmente, da amatrice del pesce, trovo che non ci sia nulla di meglio di un bel filetto di tonno appena pescato, direttamente dal mare al piatto, accompagnato da un semplice filo di limone e un pizzico di sale. Credimi, se ami il pesce, questo ti farà impazzire.

Ora che abbiamo il nostro bottino, spazio alla creatività culinaria! Una parte dell’equipaggio vorrebbe assaggiarlo crudo, quindi decidiamo di dividerlo in due:
Una parte sarà cucinata in padella con tutto il gusto italiano dell’olio d’oliva, un crumble di pistacchi e una spruzzata di limone;
L’altra metà sarà servita cruda, alla maniera caraibica.

E ora…tutti a tavola!